Il nero e l'argento - Paolo Giordano

  • Grazie!

    Ringrazio il mio libraio, giovane, barbuto ed eclettico che ha insistito che comprassi quest'ultimo romanzo dopo essere stata un po' delusa dal precedente. Ne leggevo un pezzetto oggi sul treno a mio marito ridendo e una signora di fronte a me mi domanda: "Bello?" "Si" rispondo "molto bello. Trovo che sia molto ben scritto, ho sentito spesso il desiderio e
    la necessità di tornare indietro e rileggere qualche pagina. Parole precise, misurate, profonde, a volte ironiche a volte un po' tristi, ma mai di troppo. Leggi e segui come una bussola le coordinate dei protagonisti che occupano lo spazio di volta in volta diverso.
    Riporto la recensione (lunga) di Qlibri che ringrazio e su cui mi sono trovata molto d'accordo.
    Questa terza pubblicazione vede la penna dell'autore cimentarsi in un lavoro breve, ma non privo di intensità e di contenuto.
    Il flusso narrativo è concentrato prevalentemente nella voce di uno solo dei protagonisti, la quale voce raccoglie e rielabora un insieme di ricordi e di immagini slegati da continuità temporale.
    Al di là dei nomi e dei volti, appositamente sfocati, i protagonisti della storia sono i complessi meccanismi di coppia e familiari, la loro solidità o fragilità; insomma quel micro-mondo che si crea tra le mura di casa, con regole, consuetudini, equilibri.
    Una famiglia giovane, la gestione della quotidianità, la ricerca della completezza dell'uno nell'altro, le mancanze, i silenzi; eppoi le finestre si aprono ed entra una ventata d'aria fresca tra quelle mura, che come una scossa elettrica riporta il riappropriarsi della vita, divenendo collante tra particelle oramai alla deriva.
    Paolo Giordano in pochissime pagine riesce a far parlare i sentimenti, portando in superficie tutti i colori dell'anima; ci sono le tinte fosche dell'incomprensione e della chiusura, le sfumature nebulose dell'evanescenza e della superficialità, eppoi i colori più accesi sprigionati dai momenti più intensi della vita.
    Si intrecciano prepotentemente l'amore ed il dolore, la vita e la morte, come due facce alterne di un'unica medaglia.
    La vita raccontata da Giordano non fa sconti a nessuno, scorre tra dolcezze e amarezze, scandita da un'alternanza di momenti chiari e scuri.
    E' palpabile una vena di pessimismo che scorre lenta e sotterranea, indugiando sotto le maschere dei ruoli ricoperti in famiglia e nella società.
    Ritorna anche in questo romanzo il tema della solitudine già emerso e scandagliato ne “La solitudine dei numeri primi” e ne “Il corpo umano”; è una solitudine amara come veleno ed insidiosa, camuffata dapprima dal desiderio di condivisione e realizzazione attraverso la coppia eppoi esplosa nel luogo più intimo, come il focolare domestico, luogo che dovrebbe unire e cementare gli animi.
    “Il nero e l'argento” è un'ottima prova di scrittura, che mette in luce la crescita stilistica dell'autore; il linguaggio è diventato più raffinato, l'espressività è potenziata.
    Giordano si conferma un autore capace di indagare l'uomo, senza scivolare nella banalità e nello stucchevole, infondendo ai propri scritti un'emozionalità forte, fotografando situazioni figlie del quotidiano e della società attuale.
    PS solo un'osservazione: perchè non dare la dignità di un nome alla signora A.?
    Ti è stato d'aiuto?
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